Vita da scrittore

Esistono vari tipi di scrittori. Alcuni programmano il loro racconto fin nei minimi dettagli, annotando particolari e descrizioni che lo aiutino nella stesura del testo; altri stabiliscono un numero di caratteri minimo da scrivere giornalmente e si obbligano a sottostare a questa routine, creando il loro racconto giorno dopo giorno; altri ancora semplicemente si fanno trascinare dall’ispirazione e scrivono quando questa li afferra e li strascina via, in luoghi lontani e situazioni fantastiche. Io faccio parte di quest’ultima categoria, sono membro di quel gruppo che scrive quando sente dentro di sé una forza inarrestabile, un flusso di ispirazione che cancella la percezione del mondo. 1344547443_426257350_2-SCUOLA-NAZIONALE-DI-SCRITTURA-UMORISTICA-MilanoQuando questa forza mi afferra non sono cosciente di ciò che scrivo, le parole scorrono come un fiume sulla carta e fermarle è impossibile. Solo quando quell’energia abbandona il mio corpo, e ricomincio a percepire il mondo che mi circonda, posso leggere il prodotto finito. Spesso mi sorprendo del risultato, chiedendomi come io abbia potuto imprimere sulla carta concetti a cui non avevo mai nemmeno pensato. D’altra parte, ci sono giorni in cui non riesco a scrivere nemmeno un’unica frase, nonostante la mia determinazione e il mio impegno. Nella categoria di chi si  lascia andare all’ispirazione succede così: si può passare da un periodo di incredibile proficuità ad uno di tragica desolazione di idee. Non si può controllare, è così e basta. Sottostare alle rigide regole dell’Ispirazione è sfiancante, sopratutto se cerchi di contrastarle, ma se ti abbandoni a loro diventa meravigliosamente soddisfacente. L’abitudine alla scrittura, comunque, aiuta. Scrivere ogni giorno un paragrafo o anche solo il resoconto della giornata trascorsa è un esercizio che porterà sempre e comunque dei risultati positivi. Ricordo che durante il mio periodo d’oro (2011-2013) ero solita scrivere quotidianamente, spesso anche più storie alla volta. Scrivere risultava essere un’operazione facile e naturale, non perché fossi particolarmente ispirata ma perché mi ero abituata a scrivere con regolarità. A volte le mie storie non erano stilisticamente meritevoli, potrei anzi citare più di una storia illeggibile. Eppure scrivevo, quotidianamente, e l’atto di fissare un’idea o un concetto sulla carta (o sulla pagina che compariva sullo schermo) mi rendevano incredibilmente soddisfatta.

scrittura-creativa.jpgLa scrittura è uno strumento incredibilmente efficace, che parla direttamente all’anima del lettore. Un libro che non comunica con chi sta dall’altra parte non ha senso di essere scritto, a mio parere. Questo perché un libro non deve limitarsi a raccontare una storia: un libro deve essere in grado di interagire con chi lo sta leggendo, esprimendo valori condivisi e sentimenti che il lettore non sapeva nemmeno di provare. Il legame tra libro e lettore è importante, quasi quanto quello che unisce lo scrittore al proprio libro. Lo scrittore, quando scrive una storia, ne diventa il possessore, il garante, il custode. E’ lui a decidere chi sono i personaggi, cosa fanno, dove lo fanno, quando lo fanno e perché lo fanno. Ogni singola scena è sviluppata dalla mente dello scrittore che è marionettista, sceneggiatore, ideatore e regia. Eppure la storia non prende vita se il libro non comunica nulla al lettore. E’ il lettore che possiede il potere di dare un significato alla storia, il che è ben diverso dal raccontarne una. Dare significato a qualcosa è ammettere la sua esistenza, sostenere il suo valore, permettere alla storia di parlare, raccontando una versione a volte diversa da quella che lo scrittore ha voluto comunicare. Ciò che unisce una storia a colui che la legge è un sentimento di comprensione, di rispetto, di curiosità. D’altronde, che senso avrebbe una storia se nessuno sapesse della sua esistenza? Per quanto lo scrittore possa illudersi che è lui a dare vita ad un racconto, esso non racconterebbe nulla se non ci fosse un lettore pronto a leggerlo.

Leonid_Pasternak_-_The_Passion_of_creationUno scrittore, però, secondo me non è necessariamente un soggetto che scrive libri. Uno scrittore può limitarsi a scrivere sporadici racconti su un sito online o, perché no, custodire gelosamente i propri lavori e non concedere a nessuno di leggerli. Anche lui è uno scrittore, esattamente quanto la persona che scrive libri. Colui che pubblica le sue opere è invece un autore, ed anche di questo soggetto ne esistono vari tipi (l’autore che si autopubblica, quello strapagato a cui viene chiesto di scrivere, etc). Lo scrittore è semplicemente colui che scrive, dal latino “scribĕre“, scrittura. Che lo faccia per altri o per sé stesso, poco importa. E’ lui il ricevente dell’Arte, quello che io considero essere il compimento e la realizzazione di un dono soggettivo che si è sviluppato fino a diventare oggetto, un’aspirazione concretizzata. Non esiste forma più pura di scrittura di quella scarabocchiata da uno scrittore che non ha pretese, che scrive per il solo gusto di farlo. Egli fissa la sua assenza su qualche foglio sparso, giorno dopo giorno, e senza nemmeno accorgersene racconta sé stesso in ogni parola, in ogni punteggiatura, ogni volta che va a capo. Lo scrittore che ama ciò che scrive e scrive ciò che ama, ecco, è lui che possiede il mondo intero all’interno del suo palmo.

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