Nebbia

Fuori dalla finestra il vento sta lottando contro un nemico invisibile, la nebbia sta inghiottendo lentamente le montagne e i nuvoloni neri si stanno accavallando uno sopra l’altro, come tanti demoni minacciosi e pronti ad attaccare. La mia povera testa sta subendo tutto ciò senza poter opporre resistenza, cercando di resistere a questo attacco naturale con le poche forze che le rimangono. La mente fortunatamente non mi ha ancora abbandonata, perciò ho la possibilità di scrivere questi pensieri. Sono certa che a breve, questioni di minuti forse, anche la mente mi abbandonerà, smettendo di lottare e lasciando andare tutti i ricordi, le informazioni e le relazioni: esse spariranno nel nulla, come mai esistite. bigstock-Cloud-On-A-Head-41162479_f_improf_3100x2400.jpgTra poco sarò un guscio vuoto sdraiato sul divano che fissa con insistenza il soffitto senza ricordare pressoché nulla di ciò che ha fatto, studiato e vissuto negli ultimi ventidue anni. È una sensazione orribile, molto diversa dalla perdita di memoria. Quando perdevo la memoria era un momento molto vivido e reale, la mia coscienza era presente e cercava di valutare in modo razionale la situazione, cercando nella mente qualche informazione che potesse aiutarmi a reagire senza panico ma purtroppo non trovando nulla. Questa sensazione, invece, mi annulla completamente. È come se la coscienza mi abbandonasse. Le informazioni riguardanti la mia vita sono tutte lì nella mia testa ma per qualche ragione la mia mente è esausta e non riesce a trovarle, forse perché il mio cervello è compresso fino allo stremo nel mio cranio, spinto dalla pressione del liquido celebrale, impossibile da sopportare. Ha un nome, questa sensazione: brain fog, nebbia cerebrale. E in effetti è proprio come se una fittissima nebbia avvolgesse il mio cervello, portandosi via ciò che riesce a raggiungere. Le informazioni sono lì, ma non le vedo. Solo quando la nebbia si dirama potrò tornare a pensare lucidamente, solo allora ho di nuovo accesso ai miei ricordi.


Salute-mentale-17-milioni-di-italiani-in-sofferenza_articleimageVorrei scrivere ancora su questo argomento ma purtroppo sento che la mente sta cominciando ad arrendersi e ad abbandonarmi. La velocità di scrittura è diminuita drasticamente, faccio già fatica a ricordare dove sono posizionate le lettere sulla tastiera e devo quindi leggerle tutte. Sento che qualche informazione custodita nella mia mente è già andata, persa finché il tempo non migliorerà. Sto perdendo anche il ricordo delle forme di saluto, posso dirlo perché ho dovuto scrivere un messaggio al mio responsabile e, alla fine di ogni messaggio, solitamente scrivo “buona giornata”: questa volta ho scritto “a presto”. Sembra un particolare stupido, ma un’abitudine ormai consolidata è appena stata spazzata via dalla mia mente. Un altro esempio, questa volta spaziale: la nonna mi ha portato un budino al cioccolato perché sa che sto male. Il budino è lo stesso che danno in ospedale e la mia mente, che probabilmente ha perso la conoscenza spazio-temporale, o almeno credo, sono molto confusa, ha pensato “sono le 12.18 e non è ancora passato nessuno, il giro visite non è al mattino?” Ogni secondo che passa è più difficile scrivere, pensare, rimanere attaccata alla realtà. La struttura delle frasi mi sembra ora difficilissima, come se non fossi più in grado di scrivere correttamente (avevo scritto “scrivere in modo giusto” ma mi sono resa conto che non avrei mai scritto una cosa del genere se fossi stata bene, sarà giusto?) Ogni parola che scrivo sembra sbagliata, non riesco più nemmeno a coordinare bene i movimenti della mano che picchietta sui tasti, il mio cervello fa moltissima fatica a dare gli impulsi necessari. Lo sto portando al limite, lo sto sottoponendo ad una prova sfiancante. Sono così dispiaciuta, sono così stanca.

33453781-La-terapia-delle-malattie-del-cervello-e-il-concetto-di-trattamento-di-salute-mentale-come-un-foglio-Archivio-Fotografico.jpgAvevo già un testo pronto per la pubblicazione, credo sulla fotografia, ma ho deciso di pubblicare questi pensieri perché il blog ha anche lo scopo di essere un diario in cui custodisco parti della mia esperienza di vita. Inoltre sarà interessante per me leggere ciò che ho scritto mentre il brain fog mi avvolgeva. Chiedo scusa per l’articolo corto e piuttosto strano, magari anche grammaticalmente scorretto (in tal caso me ne vergognerò appena tornerò a pensare razionalmente). Concludo con una frase scritta da Fernando Pessoa, uno dei miei poeti preferiti.  E’ l’unica frase che in questi momenti mi dà forza, aiutandomi a resistere: “C’è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri“. Dopotutto, se anche lui si sentiva così, significa che non sono totalmente anormale.

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