Emmanuel

Un’altra vita spezzata dall’odio e dall’ignoranza, finirà mai quest’insensata guerra nella guerra? Dovremmo restare uniti per combattere l’odio e invece siamo i primi a promuoverlo. Ormai vediamo talmente tante storie simili a quella di Emmanuel da non farci neanche più caso, come se la violenza fosse diventata un fatto normale. E’ per questo, forse, che scrivo questo articolo: per ricordare a tutti che la violenza e l’odio non sono affatto normali. Se ignorassi l’assassinio di Emmanuel sarei colpevole anch’io, perché non denunciare un atto di brutale crudeltà è come acconsentire a quel gesto inumano: ed io non lo farò, mai.
UNITA32_20160707172727493-722x491.jpgSono schifata, ferita e delusa da questo mondo sprezzante e traboccante d’odio, da questa umanità che sembra essere svanita nel nulla, lasciando il posto ad un orgoglioso senso di delegittimata e fasulla superiorità che ha corrotto le fondamenta stesse dell’essenza umana, rendendo ogni azione colma di inconcepibile disprezzo. Mi chiedo sinceramente come possano guardarsi allo specchio, gli uomini che promuovono l’odio e la violenza, senza provare un senso di ribrezzo. Continuo a ripetermi che questi mostri sono la minoranza, ma più passa il tempo più mi rendo conto del contrario. L’odio per gli altri sta sopraffacendo il buonsenso, l’ostinato ideale di superiorità, sia razziale sia morale sia intellettuale, sta distruggendo l’umanità che riposa dentro i nostri cuori. Solitamente sono una persona piena di speranza, che sorride alla vita e ama gioire del mondo che la circonda. Ma oggi no, oggi fatico a considerare essere umani quelle bestie che hanno ucciso a mani nude, sprezzanti della vita, un uomo che tentava di difendere la moglie dall’odio di un gruppo di xenofobi razzisti. Sono disgustata e ho il cuore spezzato, questo mondo è una delusione continua.

BANZAILIQSOLD1_20160707081441703.jpgEmmanuel Chidi Namdi aveva 36 anni, era riuscito a scappare dall’inferno. A mano con la sua compagna Chimiary era scappato da Boko Haram (per chi non lo sapesse, è un’organizzazione terroristica jihadista sunnita, diffusa nel nord della Nigeria), era sopravvissuto alla traversata nel deserto, alle violenze quotidiane a cui assisteva impotente nel suo Paese, al tragico tentativo della traversata in mare. Emmanuel scappava dai mostri. Mostri terribilmente simili a quelli che hanno sparato alla sede di Charlie Hebdo, all’aeroporto di Bruxelles, a Dacca, a Baghdad. Piangevamo davanti alla TV, poco fa, ascoltando le notizie di Bruxelles con il cuore alla gola, sconvolti pensando che, al Bataclan di Parigi, potevamo esserci noi tra i ragazzi che prendevano un caffé, pieni di cordoglio promuovevamo la frase Je Suis Charlie perché la violenza di quei mostri non passasse inosservata e non ci piegasse alla paura. Emmanuel scappava dagli stessi mostri da cui scappavano quelle persone, scappava da quei mostri che oggi noi cerchiamo di fermare e che disprezziamo nel profondo. Eravamo dalla stessa parte di Emmanuel, eravamo dalla parte della pace, dell’amore, della felicità. E in effetti Emmanuel pensava di averla trovata, la pace. Credeva di aver poggiato i suoi piedi stanchi su di un suolo civile che non lo avrebbe braccato e non avrebbe cercato di ucciderlo. L’Italia, il Paese della pizza e della cultura, degli uomini passionali e dell’eleganza. Emmanuel pensava che avrebbe potuto finalmente essere felice, che dopo essersi salvato insieme alla compagna avrebbe potuto costruire la sua famiglia e un piccolo angolo di felicità. Emmanuel era scappato dai mostri nigeriani ma è stato ucciso da quelli italiani.

Ti chiedo scusa, Chimiary. Ti chiedo scusa perché sei venuta con tuo marito nel mio Paese, a cercare la pace, ma i miei concittadini ti hanno distrutto la vita. Ti chiedo scusa perché sei scappata alla guerra ma quella ti ha trovato qui, in un Paese che si dichiara pacifico ma che della Pace non ha capito davvero nulla. Ti chiedo scusa perché hai confidato in noi italiani, hai confidato in me: e noi ti abbiamo tradita. Ti chiedo scusa, Chimiary, perché quel mostro che ha portato via la vita di tuo marito non lo farà.

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