Emma

Ecco finalmente la seconda parte del mio progetto sulle declinazioni dell’amore in letteratura. Oggi parlerò di Emma Bovary, se volete leggere il precedente articolo su Antigone potete trovarlo qui. Spero che questo articolo vi soddisfi, se sarà così cliccate “mi piace” in fondo alla pagina. Buona lettura!

 

Sono tante le parole che potrei spendere per Emma Bovary. Comincerò innanzitutto con il presentarla, nel caso qualcuno di voi non abbia letto il capolavoro di Flaubert. Madame Bovary è primo romanzo di Gustave Flaubert, scritto nel 1856. L’opera non ebbe un successo immediato e, anzi, appena pubblicata fu immediatamente messa sotto inchiesta per “oltraggio alla morale”. Il motivo? Ebbene, la protagonista della storia è Emma Rouault, una bella ragazza di campagna che conquista il cuore del noioso e maldestro medico Charles Bovary, rimasto vedovo. Essendo l’uomo di famiglia benestante, Emma acconsente alle nozze con lui poiché spera in una vita meno monotona e insoddisfacente di quella che vive insieme al padre. Purtroppo per lei i suoi desideri non vengono ascoltati: Emma infatti capisce quasi subito che la vita al fianco di Charles non fa per lei, che il ruolo di moglie non le si addice. Credendo che un figlio maschio possa migliorare il suo matrimonio, la donna rimane incinta. Dà però alla luce una femmina, Berthe, e cade in depressione, convincendosi che la sua vita sia finita. Charles, credendo che la moglie possa trovare sollievo in un luogo differente dal piccolo villaggio di Tostes, decide di trasferirsi in un’altra città. A Yonville, la nuova cittadina, Emma conosce Léon, un giovane studente di giurisprudenza con cui inizia una storia amorosa. Léon però si trasferisce a Parigi per motivi di studio ed Emma, per non restare da sola e cadere nuovamente nel baratro dell’infelice esistenza al fianco di Charles, intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero: Rodolphe. Dopo alcuni mesi Emma decide di scappare con lui, per vivere il sogno d’amore che aspetta da tutta la vita. Rodolphe, però, pur amandola, non è pronto ad abbandonare la sua vita per una delle sue amanti. Lascia Emma in modo squallido e crudele, mediante una lettera nascosta sul fondo di un cesto di albicocche, la sera prima della fuga amorosa. Lo shock per la donna è grande, tanto che si ammala gravemente e si rifugia nella religione per sopportare il dolore. Ma neanche questa distrazione dura poco: ella infatti incontra nuovamente Léon, tornato da Parigi, e i due tornano insieme. Quando però chiede un aiuto economico a Léon e a Rodolphe, poiché ha accumulato molti debiti, i due la rifiutano. Tradita e senza più alcuna speranza, ingoia dell’arsenico e muore in modo lento e doloroso. Dopo la sua morte Charles trova le lettere che la moglie scambiava con Rodolphe e, dopo poco tempo, anche lui muore, lasciando la piccola Berthe orfana.

eb719d3b-f96e-4a6a-af85-3e255386eaf4Come appare evidente a questo punto, Emma non è il classico personaggio femminile della letteratura francese dell’Ottocento. Per tentare di analizzare meglio la profondità del carattere di questa donna particolare e sfuggente, utilizzerò le parole stesse dell’autore che, parlando di Emma, scrive: “doveva poter ricavare dalle cose una specie di profitto personale; respingeva come inutile quanto non contribuiva immediatamente a saziare la voracità del suo cuore, aveva un temperamento più sentimentale che artistico, voleva emozioni e non paesaggi”. Da questa prima descrizione Emma ci appare egoista,bugiarda, meschina e calcolatrice. Eppure non me la sento di definire l’amore di Emma un “amore egoista”. Piuttosto, il suo è un amore che non si accontenta, un amore che non riesce a soddisfarsi e subisce numerose metamorfosi poiché non sa come realizzarsi. L’amore di Emma, se proprio è necessario definirlo in qualche modo, direi che è indeciso. Il suo egoismo è un egoismo schietto, sincero. Ella non crea volutamente scompiglio né inventa sceneggiate drammatiche al solo scopo di crear confusione: è la sua insoddisfazione nella vita che la obbliga a porre davanti a tutto il piacere della sua persona. Nemmeno Emma sa cosa realmente desideri Emma, forse il nucleo di tutto il romanzo sta proprio qui. Emma è un’anima in pena che cerca sé stessa senza riuscire mai a raggiungere la propria essenza. Prova ad essere la moglie di Charles, pone nella religione tutta la sua determinazione, studia attentamente il comportamento più consono da assumere in presenza di un Conte: Emma tenta in ogni modo possibile di creare versioni di sé stessa che possano soddisfarla, acconsentendo prima al matrimonio con Charles che le permetterà di comportarsi da perfetta mogliettina, partecipando poi a balli sensazionali che la trascinino nella magia dei suoi libretti per fanciulle, e ancora diventando un’adultera in modo da vivere sopra le righe, come un’eroina che nessuno comprende. Emma è indecisa, confusa, incapace di trovare la sua strada ma pronta a sfidare il mondo per riuscirci.

372736d0-73e8-4898-bea8-f0751b147b0e.jpgNulla sembra saziare la sua sete di nuove messinscene, nulla placa il suo irrefrenabile desiderio di mutare la sua persona. Emma è sola, sempre, anche in mezzo alla gente. Il suo mondo sembra migliorare solo quando incontra Léon e poi Rodolphe, ma anche queste storie saranno solo l’ennesimo capitolo della sua incontentabile vita. Dunque come definire l’amore di questa donna, che viene descritta addirittura come “un vampiro che si nutre del sangue altrui e del proprio”? Come scavare nella profondità dell’anima di una donna che, scrive Flaubert, “amava il mare solo quando era in tempesta e il verde solo quando ricopriva le rovine”? Quale amore può nascere da una donna che dice “ogni cosa è menzogna, ogni sorriso nasconde uno sbadiglio di noia, ogni gioia una maledizione, ogni piacere il suo disgusto ed ogni bacio non lascia sulle labbra che un irrealizzabile desiderio di una voluttà più grande”? L’amore per sé stessi è sempre egoista o può essere considerato anche in un altro modo? Io credo che l’amore di Emma, alla fine dei conti, sia un amore infelice. Flaubert scrive che Emma “non era felice, non lo era mai stata”. La vita della donna è una continua lotta alla ricerca di qualcosa di più, qualcosa di migliore. Non si accontenta, mai, e per questo vive una vita che l’annoia, la disgusta, le fa desiderare la morte. Emma “credeva che l’amore dovesse arrivare all’improvviso, tra scoppi e folgori: un uragano che dall’alto del cielo piomba sulla vita, la sconvolge, porta via con sé la volontà come fossero foglie e fa sprofondare il cuore in un abisso”. E’ questo, secondo me, l’amore di Emma: un amore intenso, vorticoso, che come un uragano sconvolge il mondo della donna e di chi le sta accanto, portando via tutto ciò che la circonda. E nulla rimane, nulla si salva al suo passaggio.

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2 risposte a "Emma"

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