La copertina di un libro

Sicuramente vi è capitato, almeno una volta nella vita, di sentirvi dire: “mai giudicare un libro dalla copertina”. E’ una frase che spesso viene utilizzata per invogliare una persona malfidente a concedere il beneficio del dubbio ad un altro individuo, incitandolo a non fermarsi alle apparenze. Tim Curry lo cantava nel ’75 nel film The Rocky Horror Picture Show,scegliere_libri “don’t judge a book by its cover”, e da allora non me lo sono più levato dalla testa. In questo post vorrei parlare, però, dell’accezione più letterale, quella che costringe ogni lettore ad affilare lo sguardo e a scrutare con attenta precisione ogni libro posto sulle mensole di una libreria. Questo perché, inutile negare, tutti giudichiamo un libro dalla sua copertina. Noi lettori accaniti siamo così, ne abbiamo bisogno. Guardiamo subito la casa editrice, che già dice molto del libro; leggiamo con voracità il titolo, facendoci subito un’idea della storia; analizziamo i caratteri utilizzati per scrivere titolo e autore; soppesiamo i colori, la foto di copertina, la scelta grafica in generale. E’ vero che alla fine le cose importanti in un libro sono due, com’è scritto e di cosa parla, ma la copertina dice tanto e invoglia ad afferrare o meno un libro dal suo scaffale, incitando a quel punto il lettore a portarselo a casa. E’ un procedimento che considero quasi sacro, il mio occhio scatta veloce alla ricerca del libro perfetto e il mio cervello medita su quale sia la scelta migliore. E’ quasi terapeutico passare le ore in libreria, scegliendo -e facendosi scegliere!- dal libro giusto. Sarebbe bello mentire dicendo che la scelta finale è frutto di un’accurata selezione, ma tutti i lettori sanno che è solo una menzogna. Perché è il libro a scegliere te: ti punta dal momento in cui entri in libreria e quando anche tu lo vedi, adagiato pacificamente sullo scaffale, sai di poter smettere le ricerche. Tutti avviene quasi a rallentatore. Prima ti ritrovi a sorridere come un baccalà, consapevole di aver trovato ciò che cercavi e di cui avevi bisogno, quasi a livello intimo, poi ti avvicini e lo prendi tra le mani: lo osservi, lo accarezzi, lo annusi persino. Ogni parola è emozionante, ogni pagina è carica di aspettativa. Mentre lo stringi tra le mani sai di aver trovato un amico, non potrebbe essere altrimenti. Non so voi, ma io impazzirei se dovessi comprare un libro ad occhi chiusi. E allora perché amo così tanto l’iniziativa abbracciata dalla Sperling & Kupfer (e poi dalla Feltrinelli, dalla Mondadori e da altre case editrici), ovvero l’iniziativa dei Libri al Buio? Ma, prima di tutto, di cosa si tratta? Ebbene, i libri al buio sono nati dall’idea di una catena di librerie indipendenti australiana, Elizabeth’s Bookshop, in cui venivano esposti alcuni libri impacchettati con una semplice e, alquanto anonima, carta marrone. Titolo, autore, copertina: tutto nascosto. Sulla carta, però, vi erano scritte alcune frasi, o aggettivi, o parole chiave, che potessero dare un’idea della storia al cliente. Ad esempio Mansfield Park di Jane Austen veniva descritto come sensibile eroina, classico, ragazza adottata, amore.

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Little Book Owl, Youtuber.

Il progetto è intitolato Blind Date With a Book, letteralmente Appuntamento al Buio con un Libro, in Italia tradotto con Libri al Buio. Un’iniziativa simpatica ed interessante, che stuzzica la curiosità innata dell’essere umano e lo invoglia a comprare ad occhi chiusi un libro. La direttrice delle librerie Newtown, Melanie Prosser, ha detto in un’intervista che il progetto era nato per “incoraggiare le persone ad uscire della propria comfort zone letteraria”, un modo fantasioso per divertirsi a sperimentare lasciando la scelta al caso. Inoltre, sempre secondo Melanie Prosser, “le persone fanno fatica a scegliere cosa leggere e tendono a giudicare un libro da quello che vedono”. Quale modo migliore, dunque, per non permettere all’occhio di essere padrone assoluto della nostra scelta? Devo ammettere che, contrariamente a ciò che ho appena scritto, l’idea di comprare un libro al buio mi attira moltissimo. Sarà che effettivamente, come molti, sono estremamente legata alla scelta di una copertina che mi soddisfi, spesso giudicando in modo errato un libro e perdendomi quindi una storia intrigante e ben scritta. Penso che sia affascinante, una volta ogni tanto, affidarsi al caso per una scelta che ritengo essere così importante. I libri costringono i lettori a scavare nelle profondità della propria anima, li aiuta a capire chi sono. Non sempre, però, la copertina soddisfa le aspettative. Quante volte avete sentito un legame speciale con un titolo o con una foto sulla copertina e poi siete rimasti delusi dal contenuto? A me è capitato molte volte. Forse è per questo che adoro questa iniziativa: perché mi incuriosisce, mi costringe a non giudicare (che sia un libro o una persona fa così tanta differenza?) e mi permette di scoprire qualcosa che va al di là della vista, qualcosa che, se si crea una connessione con la storia, sfiora le corde del cuore e fa sognare. Come ogni libro dovrebbe fare.

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7 risposte a "La copertina di un libro"

  1. Negli anni ho imparato, e tutt’oggi la applico come regola fondamentale in libreria, che un libro troppo curato nell’aspetto grafico nasconde quasi sempre una trama povera o uno stile anonimo, o -peggio!- entrambe le cose. Anche a me ha sempre incuriosito questa iniziativa, ma confesso che non ne ho mai acquistato uno!

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    1. Credo che non sia possibile giudicare il contenuto di un libro dalla copertina dello stesso, eppure essa ha un’influenza incredibile sulla scelta del libro! Purtroppo in Valle d’Aosta, dove abito, non abbiamo librerie che aderiscono a quest’iniziativa… sicuramente appena ne avrò l’occasione comprerò un libro al buio, sono molto curiosa.

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