Giulietta

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Le gioie violente hanno fine violenta, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere che si consumano in un bacio. Il miele più soave nausea per la troppa dolcezza, e basta assaggiarlo, per non averne più desiderio. Amatevi, dunque, con misura; così l’amore durerà più a lungo.

-Frate Lorenzo: atto II, scena VI

Anche se con un po’ di ritardo ecco l’articolo che concluderà ufficialmente l’analisi sull’amore femminile del progetto che vuole analizzare l’amore in letteratura, iniziato descrivendo le differenti tipologie d’amore in Antigone e in Emma. Lì dove Antigone manifestava l’amore per la giustizia ed Emma l’amore per sé stessa, Giulietta è invece la massima espressione dell’amore per l’altro. A differenza degli altri articoli ho deciso di non includere il riassunto della storia, un po’ perché mi risulta difficile credere che non la conosciate e un po’ perché Romeo e Giulietta è la mia opera preferita e non vorrei banalizzarla con una sintesi che forse non sarei nemmeno in grado di fare. Vi consiglio pertanto di abbandonare qualunque cosa voi stiate facendo e di correre immediatamente a leggere questo capolavoro della letteratura, nel caso in cui non l’aveste ancora fatto. Niente riassunti trovati su Wikipedia, nessun resoconto a voce di qualche amico: comprate il libro, o scaricatemi un PDF, ed immergetevi nella bellezza e nella poesia di questa “eccellentissima e lamentevolissima tragedia” che, vi assicuro, vi commuoverà come poche altre storie. Detto questo, cominciamo con l’analisi. Buona lettura!

Giulietta

C_2_lancioApertura_4764_upiImageLargeGiulietta è la rappresentante femminile dell’amore che si abbandona totalmente tra le braccia dell’amante, condividendo con lui il respiro e i battiti del cuore, è il massimo esempio di quell’amore che si innalza libero da ogni catena e da ogni pregiudizio, di quell’amore che lotta per realizzarsi al di là delle difficoltà. Giulietta è pura e sincera d’animo, dona tutta sé stessa all’uomo che ama e farebbe di tutto per salvaguardare quel sentimento, nonostante l’odio che accomuna le loro famiglie. Giulietta non avrebbe mai pensato di innamorarsi tra tutti proprio di Romeo e sicuramente non gli avrebbe teso la mano, al loro primo incontro, se avesse saputo chi era quel ragazzo bellissimo che con poche parole sarebbe in seguito riuscito a conquistare il suo cuore. “O sovrumana forza d’amore, tu mi fai amare il nemico che odiavo” (Giulietta, atto I, scena V). La ragazza si lascia catturare da Romeo senza porre alcuna resistenza, con quella ingenuità tipica di un’adolescente che la accompagnerà fino alla tragica fine. In modo un po’ incosciente, considerate le circostante, decide di seguire le regole imposte dal suo cuore andando contro la sua famiglia, e lo fa perché la forza dell’emozione che la sottomette ogni volta che vede Romeo, ogni volta che sente la sua voce, ogni volta che sfiora la sua pelle, è semplicemente impossibile da contrastare. “Solo i poveri possono contare le loro ricchezze; ma il mio amore sincero è cresciuto in così forte misura, che io non posso calcolare nemmeno la metà della mia ricchezza” (Giulietta, atto II, scena VI). I due amanti decidono di sposarsi in tutta fretta e all’oscuro di tutti, rivelando il loro segreto unicamente a Frate Lorenzo poiché è l’unico che possa consacrare la loro unione. Il Frate non condivide l’amore dei giovani, troppo frettoloso e inatteso per considerarsi sincero. Eppure Romeo e Giulietta sono impazienti ed ebbri di felicità, entrambi hanno a lungo cercato l’amore ed ora che l’hanno finalmente trovato non intendono perderlo. Prima di incontrare Giulietta il cuore di Romeo era tormentato dall’amore non corrisposto per la bella Rosalina: com’è dunque potuto mutare in così breve tempo? Com’è possibile che l’amore tra Romeo e Giulietta sia nato da un solo sguardo e sia così totalizzante da impedir loro di ragionare sulle conseguenze che la loro unione comporterà? “Allora l‘amore dei giovani non si trova nel cuore, ma solo negli occhi” commenta Frate Lorenzo quando il giovane confessa il suo amore per Giulietta, non potendo credere che un unico incontro abbia potuto rivoluzionare il mondo di due persone che fino al giorno prima non si conoscevano, se non per le parole d’odio che i propri parenti si rivolgevano gli uni agli altri. WebGraphics1516_ShowPage_RomeoJulietIo voglio soltanto chiamare mia il mio amore” risponde Romeo. Egli non tenta di giustificare il suo amore, non cerca di convincere il Frate a credere nei suoi sentimenti: semplicemente ammette la sua debolezza di fronte alla grandezza del suo amore e confessa la sua unica colpa, quella di voler amare senza misura la donna di cui si è innamorato. Romeo è stanco di aspettare, spossato dal dolore che Rosalina gli ha inflitto non condividendo il suo amore. Ora che la luce di un nuovo affetto sta illuminando il suo cuore, e questa volta l’amata lo corrisponde con un’intensità tale da incendiargli l’anima, come potrebbe non fare tutto ciò che è in suo potere per concludere quella gioia immensa in un matrimonio? “Non si possono mettere limiti all’amore e ciò che amor vuole amore osa” (atto II, scena II) afferma coraggiosamente Romeo, consapevole delle difficoltà cui andranno incontro ma pronto ad affrontarle a testa alta in nome di un amore che non riesce nemmeno a descrivere a parole. Ancora non sa che di lì a poco le difficoltà si moltiplicheranno, che diventerà un assassino ed sarà esiliato da Verona per questo. In quel momento esiste solo Giulietta, esiste solo l’amore che i due provano l’uno per l’altro, esiste solo il voto che si scambiano di fronte a Frate Lorenzo e a Dio, esistono solo le loro labbra che si uniscono in un tenero bacio, e poi in un altro, e un altro ancora.

I due amanti si incontrano per poco, pochissimo tempo. Il loro amore comincia al canto d’un usignolo, potente e dolcissimo, e in quello stessa melodia perisce, svanendo con la stessa velocità con cui è nato. romeoegiuliettashakespeareGiulietta tenta ogni cosa per trovare una soluzione a quella disperata situazione perché non può vivere sapendo che il suo Romeo è lontano da Verona, lontano da lei. Giulietta è consapevole che, nel caso in cui i suoi tentativi per salvare l’amato non dovessero andare a buon fine, sarebbe pronta a morire piuttosto che vivere senza il suo Romeo. “Se tutto fallisce, non mi resta che la morte” (Giulietta, atto III, scena V). La sua non è codardia, non vuole morire per nascondere la propria colpa ai genitori, che intanto hanno deciso di darla in sposa ad un altro uomo. La sua è lucida consapevolezza: l’amore che lega i due amanti è troppo intenso, troppo forte per essere diviso e lei lo sa. Lo sa perché il suono della voce dell’amato le risuona nelle orecchie anche quando lui non le è accanto, “il mio orecchio non ha bevuto cento parole di quella voce e già ne riconosco il suono; non sei Romeo, uno dei Montecchi?“; lo sa perché la gioia che prova, la “suprema felicità” che l’assale al pensiero di stare insieme a lui, è totalizzante; lo sa perché dal primo momento in cui le loro mani si sono unite lei ha saputo, in cuor suo, che non si sarebbero separate mai più. “Questo germoglio d’amore che si apre al mite vento d’estate, sarà uno splendido fiore quando ci rivedremo ancora” (Giulietta, atto II, scena II). Un amore immortale, dunque, che scavalca in un balzo le barriere del tempo e rincorre la felicità dei due giovani, che è cominciata in vita ma perdurerà eternamente nella morte.

    “Occhi, guardatela un’ultima volta,

braccia, stringetela nell’ultimo abbraccio,

o labbra, voi, porta del respiro, con un bacio puro

suggellate un patto senza tempo con la morte

che porta via ogni cosa.

Romeo, attoV, scena III

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