أخوية

Straniero, se passando m’incontri e vorresti parlarmi, perché non dovresti parlarmi?

E perché non dovrei io parlare a te?

Walt Whitman

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Oggi in Banca è venuto da me un cliente tunisino per effettuare un’operazione. Dopo una decina di minuti, in cui abbiamo scherzato e conversato del più e del meno, lui mi ha chiesto: “ma sei valdostana?”

Sono rimasta sorpresa dalla domanda poiché non c’entrava assolutamente nulla con il discorso che stavamo facendo. Gli ho risposto di sì e questa volta a rimanere sorpreso è stato lui. “Credevo fossi straniera, nessuno è così gentile con me di solito” ha detto, un po’ preoccupato della mia reazione, “quando vado in Banca, alla Poste o in generale in qualsiasi negozio, mi guardano male e non mi trattano con la tua gentilezza… Vedono che non sono italiano e mi trattano di conseguenza, sai”.

Non sapevo cosa rispondere. Il razzismo, l’odio e la maleducazione sono concetti così lontani dalla mia persona che, quando mi si presentano davanti agli occhi, non so davvero come reagire. Perché mai dovrei trattare diversamente un uomo nato in Tunisia rispetto ad uno nato in Italia? La superiorità non dipende dal Paese, ma dalla dignità. E ai miei occhi lui, sotto questo aspetto, è superiore a molte persone che conosco.

È rimasto in silenzio qualche secondo, forse aspettando che replicassi, poi ha continuato.

“Voi giovani siete la speranza del mondo, il sogno di pace del futuro. Non guardate il paese d’origine di una persona, lo accogliete nel vostro cuore senza fare domande”.

Sono rimasta in silenzio qualche istante, colpita da una grande realtà: la gentilezza e altruismo sono diventate sul serio delle caratteristiche rare.

“Siamo tutti figli della stessa terra” ho commentato io, pensando al fatto che alle elementari ci insegnavano che l’Africa è la culla del mondo e l’umanità intera proviene da lì. Sembra che, crescendo, le persone tendano a dimenticarlo.

“Ci lamentiamo della società sbagliata senza renderci conto che la società siamo noi” ho detto, citando una frase letta qualche tempo fa, “sono convinta che se vogliamo vedere del bene nel mondo dobbiamo essere i primi a crearlo, cerco quindi di essere gentile e sorridente per invogliare le persone ad esserlo a loro volta”.

Gli ho passato i soldi e mi sono girata per salutarlo. Lui mi ha anticipata.

“Grazie, signorina”

“Ci mancherebbe, per così poco” ho risposto indicando la macchinetta con la quale avevo effettuato l’operazione.

Lui ha scosso la testa.

“No, non per il bancomat”.

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